“Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità , la vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede”
Sant’Ireneo di Lione, Adversus Haereses III, 22, 4
Il primo nodo affidato a Maria, la sera del 26 aprile, qui, al Santuario della Santissima Trinità , accolti e accompagnati dal Rettore p. Daniele Belussi e dal vice Rettore p. Rogério Santana Neves, è stato quello tra padri e figli, il nodo primordiale che ci riporta alla storia di Eva che scelse di non fidarsi delle parole del Creatore, a differenza di Maria che si mise in ascolto – ob-audire – del Padre, restando, così, in relazione. Sono ben due i nodi che mettono in difficoltà la nostra filialità : il «nodo della pretesa» del figlio minore della parabola del padre misericordioso (Lc 15,11-32), che vuole l’eredità — cioè i frutti del dono paterno — senza la relazione con il donatore; il nodo del «servilismo risentito» del figlio maggiore, che è rimasto a casa non per amore ma per calcolo, scoprendo, con amarezza, che il cuore del padre trascende ogni logica contrattuale.
Abbiamo insieme cantato a Maria il desiderio profondo di farci sciogliere il groviglio che tale nodo paterno e filiale ha provocato in noi, nominandolo e ponendolo nelle sue mani, chiedendole, infine, di renderci capaci di «benedire la propria genealogia», recuperando la gratitudine come antidoto al risentimento.





