La sera del 31 maggio, Domenica della Santissima Trinità , il secondo incontro organizzato dal Cenacolo mariano, dedicato a Maria che scioglie i nodi, è stato particolarmente sentito, per il tema trattato e gli ospiti presenti, che hanno reso pieno il tempo vissuto insieme. Dopo il saluto del Rettore di P. Daniele Belussi, il prof. Dariusz Kowalczyk SJ, ha ricordato come non poteva esserci luogo più eloquente del Santuario della Santissima Trinità , per presentare il libro di Maria che scioglie i nodi. Tra Bibbia, teologia e spiritualità  (Edizioni San Paolo, 2026), perché il cuore di questo testo è precisamente il legame inestricabile tra il gesto di Maria che scioglie i nostri nodi e il mistero della Santissima Trinità . La tradizione vuole che quella spaccatura nella roccia sia stata provocata dal terremoto che accompagnò la morte di Cristo sul Golgota – un nodo cosmico, potremmo dire, che si scioglie nell’istante della Croce.
Accompagnati dai canti del gruppo Le Folgori, che han creato un clima accogliente, intimo, coinvolgente, abbiamo meditato su una categoria di nodi particolarmente intricata e spesso non riconosciuta come tale: i nodi tra madri e figli. Non si tratta di un tema marginale, né solo psicologico. È un tema profondamente biblico, perché il Vangelo stesso — la Buona Notizia — comincia e si compie attraverso una madre e un figlio: Maria e Gesù. Perché il disegno della salvezza si serve di una relazione materna? Perché non un eroe, un filosofo, un re? Il nodo, nella sua radice più profonda, è il nodo della relazione con Dio, dell’autonomia mal vissuta, della fiducia spezzata, da cui si origina il nodo della maternità . Dio sceglie un grembo. In greco è κόλπος, kόlpos, seno, grembo. Sceglie la relazione più intima che esista tra due esseri umani: il corpo della madre che porta il corpo del figlio. La risposta è teologicamente coerente: se il nodo è relazionale — una frattura tra creature e Creatore, e tra creature fra loro — la sua soluzione deve essere altrettanto relazionale. Il nodo si scioglie dove si è stretto: nel cuore della relazione. Il discepolo amato durante l’ultima cena, occupava il posto d’onore in sine Iesu. Gesù stesso ci dice: «se siete con me raccolti nel mio seno e non mettete in pratica le mie parole/precetti, vi scaccerò» (Gv 1,18).
È nell’abbraccio della madre che si forma il vero sé del bambino, ma questo stesso legame indispensabile porta in sé un rischio: quello di stringersi in nodo. I principali nodi tra madri e figli sono intrecciati dalla fusione: la madre che non riesce a vedere il figlio come un essere separato da sé; dal controllo: la relazione invertita in cui la madre si aspetta di essere accudita dal figlio. Il bambino cresce soffocato da una responsabilità impossibile; dal distacco mancato: il vero pericolo non è la madre imperfetta, ma quella che non sa lasciare andare per timore della separazione che fa male a entrambi. Ogni figlio porta i segni di come è stato tenuto — o stretto — dalla madre. Ogni madre porta i nodi di come è stata accudita o ferita dalla propria madre. I nodi intergenerazionali si trasmettono silenziosi, prima che si sappia cosa sono. Non si tratta di cattiveria. Si tratta di nodi. Nodi che spesso né la madre né il figlio hanno voluto. Nodi che vengono da lontano, che arrivano di generazione in generazione, che si stringono nell’oscurità dell’amore e della paura.
Il Vangelo non ci presenta una Maria idealizzata, priva di tensioni. Ci presenta una madre vera, che vive i nodi reali di ogni relazione materna, e che li scioglie — uno per uno — attraverso la fede.
Maria non scioglie i nodi per magia, ma insegna un metodo, una via, che possiamo riassumere in tre movimenti che lei stessa ha percorso:
- Il fiat continuo: il nodo si scioglie nella misura in cui si rinuncia alla pretesa di possedere il figlio. Ogni madre è custode, non proprietaria. Riconsegnare il figlio a Dio — con la preghiera, con il distacco amoroso, con il rispetto della sua libertà — è il primo passo.
- Il serbarlo nel cuore: di fronte a ciò che non si capisce — le scelte del figlio, i silenzi, le distanze — Maria insegna l’attesa contemplativa. Il cuore diventa lo spazio in cui le tensioni non si evitano, ma si trasformano.
- Il lasciar fare: a Cana, Maria dice «fate quello che vi dirà ». È l’atto più difficile per una madre: togliersi dal centro. Lasciare che il figlio parli direttamente con la sua vita, con Dio, con se stesso. L’amore materno autentico si misura non nel trattenere, ma nel liberare.
I nodi tra madri e figli sono tra i più antichi e tenaci dell’esistenza umana, ma la teologia ci dice che c’è una grazia che opera dove la nostra forza si esaurisce.
Il nastro è ancora nelle sue mani. E lei continua a sciogliere.











