Domenica mattina, durante la messa celebrata da Padre Daniele, è stata svelata l’antica statua della Pietà restaurata, ora tornata alla sua bellezza originale. Per la comunità che per mesi ha seguito — e sostenuto con offerte — il lungo lavoro di restauro, è stato un momento di autentica festa.
La Pietà del Santuario della Montagna Spaccata è un gruppo ligneo policromo raffigurante la Madonna che tiene tra le braccia il corpo di Gesù, ai piedi di una croce. Alta 150 centimetri, realizzata in legno dipinto a olio su preparazione di gesso, la scultura risale alla prima metà del Novecento. La datazione precisa rimane incerta, ma una targhetta sul retro riporta il nome di una rinomata ditta romana: “Rosa, Zanazio & C. Fornitori di Sua Santità Roma” riferimento che attesta la provenienza di qualità e il legame con l’arte sacra dell’epoca.
Durante le otto settimane di restauro, è emersa una scoperta inaspettata: su un lato della scultura – inaccessibile al pubblico – è apparsa una firma “Altieri Antonietta“. Il nome lascia aperta una doppia interpretazione: una devota che ha commissionato la statua, oppure l’artigiana che l’ha realizzata?
Ma il restauro ha riportato alla luce anche altro: durante gli spostamenti necessari per allestire l’impalcatura da cantiere, sono emersi oggetti deposti in tempi lontani: fogli con preghiere scritte a mano, anche in inglese, la fotografia di una famiglia, una piccola croce e una moneta da 50 lire. Testimonianze di devozione da parte di fedeli che avevano affidato alla statua le proprie preghiere, i propri dolori, i propri affetti.




Sebbene la statua avesse già subito un primo intervento di restauro nel 2007, le condizioni dello strato pittorico si erano nel tempo deteriorate: innumerevoli scrostature causate dall’umidità e il deposito di polveri, avevano velato i colori originali, privando l’immagine della sua originale bellezza. Gabriella La Scala, restauratrice attiva dagli anni Settanta, con una lunga esperienza nell’arte sacra, ha condotto un lavoro encomiabile di pulitura, verniciatura e reintegrazione pittorica, restituendo alla Pietà i toni e la profondità di un tempo. Per lei, donna di fede oltre che di mestiere, ogni restauro è anche un atto di responsabilità verso le generazioni future: trasmettere intatta la tradizione visiva del cristianesimo.
Nel contesto del Santuario della SS. Trinità la statua della Pietà — immagine per eccellenza della Passione di Cristo — occupa un posto di assoluto rilievo: la tradizione cristiana, secondo il vangelo di Matteo, vuole che le tre spaccature su cui sorge siano avvenute proprio alla morte di Cristo, quando la terra ha risposto al suo immenso atto d’amore per l’umanità con un terremoto.
Il restauro, voluto e commissionato dal rettore Padre Daniele Belussi, è stato reso possibile anche grazie al contributo diretto della comunità, che ha partecipato con grande generosità. Un segno del legame vivo tra il santuario e la comunità che lo frequenta.









